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Libera nos a sandalos. Memorie d’un saltimbanco

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Libera nos a sandalos

Il furto delle scarpe

I piedi per un viaggiatore sono come i denti per un cavallo. Generazioni di camminatori oppresse dalla tirannia della calzatura aperta, viaggiatori di tutto il mondo prendete coscienza: l’ultimo fante in sandali s’è visto al tempo delle guerre sannitiche! Il sandalo è infido pericoloso nemico del popolo. Se vuoi preservare gli alluci dalla caducità dell’esistenza, prenditene cura: massaggi frequenti acqua fredda pietra pomice, le unghie mica tagliarle sul lato. Se conosci il sandalo, non ti uccide. Lo eviti. L’umido sotto pelle fa marcire le calze, non c’è riparo stan puliti il tempo d’attraversare la strada: una bottiglia rotta, una siringa infetta e sei fuori gioco. Il sandalo è un pericolo per l’umanità.  Due paia di scarpe alte ben calde impermeabili, un paio da farci un po’ bella figura. Alternale che respirino, spazzolare ingrassare lucidare: sono un bene rifugio, proteggile.

Il furto delle scarpe credevo fosse un’invenzione letteraria, invece i poveri se le rubano davvero fra loro: le avevo lasciate sotto il ventre del nocchiero di latta, mi sveglio non le trovo. Calma, colazione. Se non ricordo male dovrebbe esserci un bar qui vicino, puoi sederti al tavolo ecco sotto quel portico là… Esco dal carrozzone in tuta da ginnastica e zoccoli, entro consumo pago ma il bagno è ‘fuori servizio’: non devo ispirare molta fiducia stamattina, lo ammetto. Caffè, giornale. Finalmente le nove. Raffinata boutique patavina la commessa mi vede entrare gli occhi ancora stravolti dal sonno, barba incolta, zaino in spalla. Saluto, buongiorno mi dica. Vorrei un paio di scarpe. Mi percorre lo sguardo in piano americano poi figura intera, carrellata lenta analitica inesorabile, storce la bocca e va dritta per lo scaffale delle calzature aperte. Maledetti sandali, non mi avrete. “No guardi, nere lucide in pelle colla fibbia”. L’uniforme d’ordinanza. Lei visibilmente in imbarazzo, vede forse andiamo un po’ su col prezzo; non importa, quelle lassù per esempio. Quanto vengono? Sorriso pieno di malizia, come dire ma guarda questo. Poi con grande professionalità sentenzia, fanno tre miniature del Caravaggio. La poverina non crede ai suoi occhi afferra le banconote con due dita, le stropiccia, le osserva in controluce. Fa per confezionarmi la scatola, quasi glie le strappo dalle mani. Esco dal negozio in tuta da ginnastica, barba d’un giorno, zaino in spalla, ai piedi un paio di scarpe nere lucide colla fibbia. Torno alla base mi cambio d’abito, rasoio pennello, raccolgo i miei strumenti m’incammino fra i portici. Trovo un posto sotto il voltone che attraversa il mercato delle erbe, vuole il suo tempo. Inizio a suonare, nemmeno cinque minuti si ferma un’anziana signora, trascina un carrello pieno di spesa. Guarda prima le scarpe, poi gli occhi. Diecimila lire, te le meriti. Le regalo un libro. Libera nos a sandalos

Frammento XIV
“L’oracolo pret-a-porter”


Federico Berti
Gli artisti di strada
non sono mendicanti


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