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Terziglio santi (1926-2022). Onorate l’altissimo poeta.

Terziglio Santi
1926-2022

Poeta, ricercatore,
mnemonista

Il doloroso addio a un maestro
a cura di Federico Berti

Onorate l’altissimo poeta,
le pietre e i sassi cantano il suo nome,
scolpita la sua ardente vocazione
risplende come fulgida cometa.
Ardito patriota, partigiano,
delle parole seppe far moschetto,
sul suo cavallo alato benedetto
fu di Calliope l’alto castellano.
Nella sua mente i versi all’improvviso,
dei cavalieri l’arme e il sentimento,
l’inferno, purgatorio e paradiso.
Per lui risplenda tutto il firmamento,
lo accolgano i maestri col sorriso,
con Dante e coll’Ariosto a parlamento.


Terzilio Santi (1926-2022). Foto di Giorgio Polmoni

In memoria di Terzilio Santi

E’ tempo di lutti che si avvicendano come in una macabra staffetta, da due anni a questa parte. E’ la volta di un maestro, un poeta, un letterato che fino all’ultimo giorno ha dedicato alle Muse il proprio servizio. Scriveva per le riviste di tradizioni popolari, svolgeva ricerche di storia locale. Ogni sasso, ogni fonte, ogni albero per lui aveva una storia e sapeva raccontarla. Per questo lo ricordano le persone che lo hanno conosciuto.

Non tutti sanno che Terzilio era qualcosa di più che un semplice topo di biblioteca. Era anche un maestro di memoria, un ‘mnemonista’. Sapeva ogni singolo verso della Divina Commedia, dell’Orlando Furioso, della Gerusalemme Liberata. Da qualsiasi punto si volesse incominciare, lui proseguiva senza batter ciglio, anche dopo aver passato i novant’anni. Non aveva più la voce per farsi sentire e non tutti si fermavano ad ascoltarlo, quando apriva lo scrigno dei suoi tesori.

Ho avuto l’onore di essere il portavoce delle sue composizioni negli ultimi quindici anni, quando eravamo presenti nelle stesse occasioni ero io a leggerle in pubblico. Largo ai giovani, diceva. Ma non aveva realmente bisogno di me per farsi ascoltare, le sue poesie erano già scolpite letteralmente nella pietra. Suoi sono i versi impressi ad memoriam nel cippo di Castel Dell’Alpi, per ricordare la frana del 1951, alla quale era presente. Aveva 25 anni quando il paese gli crollò addosso.

Vederlo partire senza potergli dare quel saluto che ci scambiavamo sempre al 6 gennaio, per il pranzo dell’epifania, mi addolora. Quando viene a mancare un poeta, se ne va tutta la biblioteca che si portava dentro. Vorrei che Terzilio fosse ricordato, oltre che per la sua grande umanità e lealtà, anche per il lascito letterario, in particolar modo per due virtù sempre più rare nella poesia contemporanea: il rigore metrico e lo spessore culturale.

Per comporre una sola poesia, Terzilio era capace di studiare mesi. Accompagnava alle poesie brevi saggi scritti di suo pugno. I suoi versi poetici erano il fiore di una pianta con le radici salde in terra. Quanto al rigore metrico, era tra i pochi a rispettare tutti i canoni della poesia popolare. Sapeva aprire e chiudere le sue storie con la cerimonia del perfetto narratore. Questo perché aveva prima imparato a memoria i capisaldi della letteratura poetica italiana. Ne aveva interiorizzato il suono, oltre al significato.

Mi resterà per sempre impresso quel giorno in cui assistevamo a una lettura dantesca proprio a Monghidoro, dietro il monumento ai caduti. L’attrice era molto preparata e leggeva dei brani col leggio davanti agli occhi. Lui, la anticipava sotto voce dalla platea. A memoria. Su questo ricordo di Terzilio vorrei chiudere questo mio addolorato omaggio. Che il viaggio ti sia lieve, maestro.

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