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L’estasi di Santa Teresa d’Avila.

Santa Teresa d’Avila. ‘Il libro della mia vita’

Tratto da
Teresa D’Avila,
Il libro della mia vita
Ed. Paoline, 2016

  • “Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere dei gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto”. (Cit, in Teresa D’Avila, Libro della mia vita, Ed. Paoline, 2016

Poesia di
Federico Berti

Nella penombra del terrore antico
della riforma e della guerra santa
si pensano che un demone t’incanta
se l’esorcista non sai farti amico.

Le donne son ridotte all’obbedienza,
la militanza in qualche dottorato
vien vista come un frutto indemoniato,
punita con supplizio o penitenza.

Ma di Teresa le estasi divine
convincono il potere dei potenti,
confessa i baronetti e le regine

e sopportando mille svenimenti
a tante controversie mette fine,
la regola riscrive dei conventi.

SANTA TERESA D’AVILA
Donna d’intelletto

Teresa d’Avila è stata dottoressa, laureata, intellettuale, in un periodo particolarmente critico per le donne di cultura. Erano gli anni delle guerre di religione, del Sant’Uffizio e degli autodafè che in Spagna avevano trovato maggior radicamento nelle istituzioni. Per una donna il fatto stesso di voler uscire dalla logica del figliare e crepare, dando un senso alla propria vita che si elevasse al di sopra dell’obbedienza a un parente maschio, voleva dire anche mettere a rischio la propria stessa esistenza. Le donne che s’interessavano di arte, medicina, filosofia, teologia, erano messe all’indice, specialmente se affermavano di avere delle visioni mistiche. Dall’ispirazione divina alla servitù diabolica il passo poteva rivelarsi assai più breve di come non lo immaginiamo oggi noi, abituati a vivere un’epoca in cui le donne, non solo benestanti, vanno comunemente all’università. Certo molto ancora bisogna fare per ottenere un’indipendenza e una parità dei generi veramente degna di questo nome, ma personaggi come Santa Teresa d’Avila possono ispirare anche le azioni di una donna laica, non credente. Perché la sua ‘estasi’ visionaria seppe convincere il potere dei potenti. Fu lei a riscrivere la regola dei conventi, proprio per mettere fine alle dispute religiose che avevano insanguinato mezza Europa. E’ come donna, prima che alfiera degli angeli, che noi guardiamo alla sua storia, meno comune (purtroppo) di quanto vorremmo fosse

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