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Lo specchio bianco. Dal modello all’intelligenza.

Lo specchio bianco

Dal sistema di modellizzazione
all’intelligenza artificiale

Articolo di Federico Berti

Cos’è un ‘White Mirror’

SI fa un gran parlare di Intelligenza Artificiale (IA) è uno dei temi più discussi ma anche più fraintesi degli ultimi anni. Spesso presentata come uno strumento che “farà il lavoro al posto tuo”, questa prospettiva riflette una narrativa distorta, funzionale al merchandising, ma lontana dalla realtà. I sistemi di modellizzazione come abbiamo visto non sono intelligenti, vengono progettati per organizzare processi, dati e contenuti secondo parametri predeterminati, ma non sono in grado di produrre che contenitori vuoti, il significato dobbiamo mettercelo dentro noi. Per coglierne il vero potenziale, deve cambiare radicalmente il nostro approccio: passare da un black mirror, simbolo di un sistema vuoto e passivo (lo schermo spento del computer, il nero come assenza di luce e colore), a un white mirror, simbolo di un sistema pieno e attivo (lo schermo acceso, il bianco come compresenza di tutti i colori) che riflette la complessità del nostro pensiero e ci aiuta a modellizzarlo, mettendolo a fuoco in modo più approfondito, non in modo più veloce.

Il mondo del lavoro

Tra le comprensibili paure manifestate da molti, per la sempre maggiore incidenza dei sistemi di modellizzazione (spacciati impropriamente per intelligenza artificiale), è dovuta al fatto che molte aziende stanno affidando parte dei loro processi produttivi alle macchine, senza riconvertire il capitale umano delle loro aziende, nella prospettiva illusoria di risparmiare nel breve termine tagliando sulle spese di produzione. Questo processo non è la prima volta che si verifica, ne parlarono a lungo Marx ed Engels rispetto alla rivoluzione industriale dell’Ottocento.

Tale impiego dei sistemi di modellizzazione è pericoloso non tanto e non solo per quei lavoratori che saranno inevitabilmente tagliati fuori dal mondo del lavoro, ma proprio per le stesse aziende che si lasceranno convincere a mettere in pratica questo tipo di strategia. Per capire il grande pericolo che corrono, basterebbe riflettere sul principio fondamentale che governa i sistemi economici basati sul libero mercato, ovvero la competitività, definita da due fattori chiave:

  1. Riduzione dei costi: il prodotto deve essere più economico di tutti gli altri, a parità di valore d’uso.
  2. Esclusività: il prodotto deve offrire vantaggi, qualità particolari, che altri prodotti non sono in grado di offrire.

Ora, se tutte le aziende utilizzano gli stessi sistemi di modellizzazione per produrre contenuti da vomitare in un mercato già saturo in partenza, è inevitabile che i risultati siano vuoti di contenuto (tutt’altro che intelligenti), ma sopratutto omogenei e dunque indistinguibili. Questa omologazione, finisce nel lungo termine per compromettere la competitività, riducendo in modo drastico la capacità di emergere sul mercato; ne consegue che affidare interamente il processo creativo alla macchina porti a prodotti incapaci di distinguersi o di creare valore aggiunto. L’azienda che ragiona così, è destinata a soccombere.

Quel che dobbiamo imparare è piuttosto a usare i sistemi di modellizzazione come uno specchio nel quale riflettere la nostra mente, per organizzare meglio il pensiero. Dobbiamo cioè riempirli di quei contenuti che i sistemi in sé non possiedono, essendo immense banche dati di modelli (templates) vuoti. Se anche avessimo la possibilità di far svolgere alla macchina un lavoro che prima veniva svolto da personale umano, dovremmo resistere alla tentazione di liquidare quest’ultimo, ragionando piuttosto sul modo migliore per riconvertire quella risorsa in altri aspetti del processo di pianificazione, progettazione, produzione, contribuendo alla riconversione e se necessario finanziando la formazione dei nostri collaboratori per poterli impiegare nelle nuove aree di competenza che potrebbero richiedere un loro intervento attivo. Questo ci renderà competitivi sulle lunghe distanze, perché renderà la macchina un valore aggiunto, dobbiamo trasformare il black mirror in un white mirror

Dal Black Mirror al White Mirror

Per comprendere il concetto di “white mirror”, partiremo dalla simbologia dei colori: un white mirror si ottiene quando il sistema di modellizzazione non è un sostituto della mente umana, ma viene adoperato come un riflesso di questa. Ciò richiede un passaggio fondamentale, che è quello di personalizzare il sistema per adattarlo ai propri processi mentali, trasformandolo in uno strumento di riflessione e approfondimento. Dobbiamo smettere di credere che la macchina possa lavorare al posto nostro, usandola piuttosto per avere più opportunità di scelta fra modelli che non è certo il sistema ad aver generato, ma che esistono e vengono usati dall’umanità fin dall’età della pietra, e che la macchina ha il pregio di aver incamerato e analizzato, per integrarli tra loro.

L’intelligenza artificiale siamo noi

Per trasformare un sistema di modellizzazione in un’intelligenza artificiale, dobbiamo colmare il divario tra capacità computazionale e intelligenza umana:

  1. Personalizzare il sistema: Adattare i modelli ai propri bisogni e obiettivi. Questo implica un lavoro attivo di configurazione, selezione e modifica.
  2. Addestrare il sistema: Fornirgli dati che riflettano nostri processi mentali, così che il sistema possa rispecchiare il nostro modo di pensare e analizzare.
  3. Governare il processo: Mantenere il controllo creativo, evitando che il sistema standardizzi o impoverisca i contenuti.

La macchina non lavora al posto nostro, ma potenzia la nostra capacità speculativa sull’organizzazione del nostro lavoro, sia manuale che intellettuale. Quando personalizziamo un sistema, lo trasformiamo in uno specchio di Alice, un luogo in cui ritrovare noi stessi; la capacità computazionale della macchina ci consente di osservare il nostro pensiero riflesso, organizzato e approfondito, questo non solo ci aiuta a comprendere meglio i nostri processi mentali, ma offre nuove prospettive per innovare e creare contenuti originali.

Il pericolo costante in questo processo è che il modello si imponga sul contenuto, portando alla produzione di materiali standardizzati, asettici e in quanto tali, perfettamente inutili. Per evitarlo, dobbiamo mantenere sempre il controllo di tutte le fasi della produzione, chiederci sempre: quello che sto scrivendo, disegnando, suonando, riesce a dire qualcosa che altri non hanno detto, quali sono i tratti di esclusività che sono in grado di offrire? In cosa mi differenzio? Quale contributo sto dando alla mia comunità, alla mia civiltà? Per fare questo, dobbiamo assicurarci di personalizzare i modelli di organizzazione, intervenire attivamente sui criteri di elaborazione, assicurarci che il sistema sia sempre al servizio della nostra volontà, non il contrario.

La metafora della catena di montaggio nel film Tempi Moderni di Charlie Chaplin non è mai stata attuale come oggi, dobbiamo evitare di diventare ingranaggi, mantenendo il controllo creativo sul processo. Nessun sistema di modellizzazione può costituire mai una scorciatoia, ma piuttosto dev’essere considerato un modo per lavorare meglio e produrre contenuti che rispecchino realmente la nostra meravigliosa unicità. Quando riusciamo a governare questi sistemi, possiamo trasformarli in vere e proprie intelligenze artificiali, capaci di arricchire il nostro pensiero e renderlo competitivo.

In sintesi, l’intelligenza artificiale non è la mente vuota di un black mirror, ma il riflesso della nostra intelligenza in un white mirror. Il suo valore dipende da noi, dalla nostra capacità di personalizzarla, governarla e trasformarla in uno strumento di innovazione. Scrivere, progettare, creare non sono attività delegabili e continueranno a rappresentare il cuore di ciò che ci rende unici. I sistemi di modellizzazione possono essere potenti alleati, ma solo se scegliamo di usarli consapevolmente, trasformandoli in specchi nei quali riflettere noi stessi.

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