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Il santuario della Madonna dell’Acero e la sua leggenda aurea.

Leggenda della Madonna dell’Acero

Un santuario mariano dell’Appennino Bolognese

Il santuario della Madonna dell’Acero si trova sull’Appennino Bolognese, nel comune di Lizzano in Belvedere, parrocchia di Vidiciatico, per secoli zona di transito verso il pistoiese le cui principali risorse erano fino alla prima metà del secolo scorso il pascolo delle greggi e il legname, qualche carbonaia. Dal punto di vista morfologico il territorio è caratterizzato da un fossato che separa la zona del prato da quella del boschi di faggio e abete. La presenza del santuario risale al XVI secolo, quando appesa a un acero secolare venne ritrovata per l’appunto un’immagine della Vergine cui si attribuirono prodigi. Nella chiesa si conservano molti ex voto di pellegrini. Ogni anno la celebrazione solenne si svolge nel 5 di agosto per la Madonna della Neve.

La leggenda narra che due bambini sordomuti, trovandosi al pascolo delle loro greggi, vennero colti da un temporale o tormenta di neve e si rifugiarono sotto l’enorme acero. Come in molti altri luoghi sacri dell’Appennino Tosco-Emiliano, apparve loro una donna che restituì loro l’udito e la parola. Un altro dettaglio simile ad altre narrazioni di quello stesso periodo, è il mistero dell’immagine sacra che, trasportata in parrocchia dal prete di Rocca Corneta, scompare e viene ritrovata nuovamente sul posto, segnando tutti gli alberi che si trovavano lungo il percorso. Secondo una credenza popolare, quegli alberi non si potevano tagliare. Un uomo che volle abbatterne uno, posto nel proprio castagneto, ne rimase schiacciato.

Nella religiosità del cattolicesimo si ritiene che vi sia un legame antico tra la Vergine Maria e la vegetazione, in tema che spesso ricorre nell’iconografia mariana. Si data al VI secolo l’icona di Santa Maria in Portico tra i rami di quercia, al 1917 l’apparizione a Fatima su un leccio, lungo tutto questo arco di tempo il filo conduttore dell’albero è ricorrente nell’iconografia mariana. Inevitabili i paragoni con il mondo antico: culti arborei, folklore e magia rituale, cui sappiamo essersi nel tempo sovrapposto il cristianesimo per assimilarli e ricondurli nella propria cornice narrativa.

Anche il motivo del pastorello, o dei pastori, delle pastore sordomute, miracolate dalla Vergine, si ritrova in molte leggende relative a santuari mariani, non solo nel XVI secolo. Nel territorio del Grappa a Pedancino ad esempio una storia simile si raccontava ben settecento anni prima, con riferimento alle persecuzioni iconoclaste, essendo l’immagine ritrovata per l’appunto di origine bizantina, scampata alle controversie religiose di un secolo prima. Solo sull’Appennino Bolognese il tema ricorre da Boccadirio in Castiglione dei Pepoli alla Madonna del Boschetto di Albareto in Borgotaro, per citare solo quei santuari intorno ai quali il culto venne a svilupparsi nello stesso periodo della Madonna dell’Acero.

Pare che vi sia una certa preoccupazione intorno alla sorte dell’albero sacro, che dagli anni ’70 è afflitto da una carie fungina e sta visibilmente morendo. Si è tentato in ogni modo di curarlo con interventi anche da parte della Regione Emilia Romagna e l’Ente Parco del Corno alle Scale, ma senza risultato. La vita media di un acero è del resto intorno ai 150 anni e l’attuale sarebbe il quarto che si avvicenda nell’accoglienza dei pellegrini.

Bibliografia

Farnetti-Pullega, Il Santuario della Madonna dell’Acero. Storia e immagini, s.e., 1989
Zagnoni-Borghi, La Madonna dell’Acero. Un Santuario Bolognese “Presso al Confin Tosco e Modenese”, Gruppo di Studi Alta Valle del Reno, 2010
J.C. Frazer, Magia e Culto degli Alberi. Leggende e Tradizioni delle Origini, ed. Cerchio della luna, 2016

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