L’alloro e il pavone, il sogno della madre di Dante Alighieri
Il sogno della madre
di Dante Alighieri
G. Boccaccio,
Trattatello in laude di Dante, 2.3
Articolo tratto da:
F. Berti, Libro dei sogni, III Edizione
“Pareva alla gentil donna nel suo sonno essere sotto uno altissimo alloro, sopra uno verde prato, allato ad una chiarissima fonte, e quivi si sentia partorire uno figliuolo, il quale in brevissimo tempo, nutricandosi solo delle orbache, le quali dello alloro cadevano, e delle onde della chiara fonte, le parea che divenisse un pastore, e s’ingegnasse a suo potere d’avere delle fronde dell’albero, il cui frutto l’avea nudrito; e, a ciò sforzandosi, le parea vederlo cadere, e nel rilevarsi non uomo più, ma uno paone il vedea divenuto. Della qual cosa tanta ammirazione le giunse, che ruppe il sonno; né guari di tempo passò che il termine debito al suo parto venne, e partorì uno figliuolo, il quale di comune consentimento col padre di lui per nome chiamaron Dante: e meritamente, perciò che ottimamente, sì come si vedrà procedendo, seguì al nome l’effetto”.
Il sogno descritto dal Boccaccio è una chiara visione profetica sulla nascita, crescita e trasformazione del poeta Dante Alighieri. L’alloro è tradizionalmente associato alla poesia, al trionfo, mentre il prato verde e la fonte chiara simboleggiano la purezza e la fertilità, la sorgente rappresenta anche la conoscenza e l’ispirazione. La nascita dell’intellettuale è vista insomma come un evento straordinario, carico di aspettative, il fatto stesso che si nutra delle foglie di alloro e dell’acqua della fonte indica che la sua crescita sarà alimentata dalla cultura e dalla bellezza.
La metamorfosi del figlio da pastore a pavone è a sua volta carica di un significato allegorico, essendo comunemente associati il primo all’umiltà, ma anche alla guida delle greggi (si veda a tal proposito la parabola evangelica del buon pastore), mentre il pavone simboleggia la bellezza, l’arte, la notorietà. Questa trasformazione suggerisce il passaggio da una vita semplice a un grande prestigio culturale. La stessa caduta del poeta, sembra voler prefigurare (a posteriori) lo smarrimento nella selva oscura, la condanna, la cacciata da Firenze e l’esilio e vita, una crisi da cui l’uomo si risolleva con dignità divenendo per l’appunto, un ‘pastore di genti’, riferimento alla responsabilità dell’intellettuale nella società in cui vive. Il sogno termina con l’emozione della madre, che rompe il sonno, evidenziandone l’importanza; non siamo in grado di ricostruire la storicità del sogno, o se la leggenda fosse realmente diffusa mentre il poeta era in vita, possiamo solo prendere atto che la visione racchiude un messaggio potente sul ruolo attribuito dal Boccaccio a Dante nella comunità letteraria del suo tempo e sull’eredità culturale che questi lasciò ai posteri nel suo cammino mondano.